Raccontarsi e lasciarsi raccontare. A che serve il dialogo interreligioso

A volte potrebbe suonare come una categoria ormai logora per la pratica non sempre autentica che l’ha segnata. Eppure il dialogo interreligioso continua a imporsi nella storia come una via inevitabile, da percorrere fino in fondo, nonostante fatiche e incomprensioni. A partire da una posizione nuova: quanto l’incontro con l’altro cambia me, prima che l’altro? Quanto incide all’interno di una tradizione religiosa l’entrare in un vero paragone con un’altra? Pensando al rapporto tra cristiani e musulmani la questione oggi si fa particolarmente scottante.

Su questi temi si svolgerà il nuovo incontro del progetto Conoscere il meticciato, governare il cambiamento relativo all’area di ricerca su “Dialogo islamo-cristiano”, che si terrà presso il Collegio San Carlo (corso Magenta, 71 – Milano) il 2 ottobre 2015, alle ore 18:00:

Raccontarsi e lasciarsi raccontare. A che serve il dialogo interreligioso

Intervengono:

Bassam Tibi, Università di Goettingen

Amer Al-Hafi, The Royal Institute for Inter-Faith Studies, Amman

Don Andrea Pacini, coordinatore della issue “Dialogo Islamo-Cristiano” del progetto Conoscere il meticciato, governare il cambiamento

Modera:

Giorgio Bernardelli, giornalista di Mondo e Missione

Ingresso libero previa registrazione tramite il form disponibile qui o comunicando la propria presenza allaFondazione Oasis (oasis@fondazioneoasis.org; +39 02 386.097.00)

E’ previsto il servizio di traduzione simultanea.

Questo incontro, realizzato in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, la Biblioteca Ambrosiana e COREIS, è un’anteprima dell’iniziativa L’altra faccia della mezzaluna.

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