Il tablet e la mezzaluna. Islam e occidente alla prova dei media
Da testimoni e spettatori, i media si sono ormai trasformati in attori di primo piano nel processo di meticciato che investe le culture europee. Ma quanto è attendibile l’immagine dell’islam trasmessa dai nostri mezzi di informazione? E, specularmente, quali sono le coordinate attraverso le quali il mondo musulmano tende comunicare la realtà dell’Occidente? Il nuovo incontro pubblico di Oasis affronta una questione contraddittoria e a volte drammatica, come dimostrano i recenti casi di cronaca, ma proprio per questo sempre più cruciale.
Intervengono:
Gilles Kepel, politologo Science Po, Parigi;
Mustafa Akyol, editorialista New York Times, Istanbul;
Alessandro Zaccuri, inviato Avvenire, Milano.
L’evento si svolge nell’ambito dei lavori della issue “Religioni, media e comunicazione” del progetto Conoscere il meticciato, governare il cambiamento.
Martedì 14 aprile, ore 18:00, presso la Sala Ricci della Fondazione San Fedele, piazza San Fedele, 4, Milano.

Jihadismo fase tre: colpire dal basso l’Europa vulnerabile

Se la fase uno del jihadismo anni ‘80 era contrassegnata dall’uso del fax e la fase, due culminata nell’attacco alla Torri Gemelle invece era supportata dalle tv satellitari, la fase attuale secondo l’islamologo Kepel vive e recluta nuove forze grazie alle piattaforme dei social network, che rendono pervasiva la diffusione dei messaggi di Isis e capillare in Europa la minaccia di attacchi.

Il tablet e la mezzaluna. Islam e occidente alla prova dei media
Da testimoni e spettatori, i media si sono ormai trasformati in attori di primo piano nel processo di meticciato che investe le culture europee. Ma quanto è attendibile l’immagine dell’islam trasmessa dai nostri mezzi di informazione? E, specularmente, quali sono le coordinate attraverso le quali il mondo musulmano tende comunicare la realtà dell’Occidente? Il nuovo incontro pubblico di Oasis affronta una questione contraddittoria e a volte drammatica, come dimostrano i recenti casi di cronaca, ma proprio per questo sempre più cruciale.
Intervengono:
Gilles Kepel, politologo Science Po, Parigi;
Mustafa Akyol, editorialista New York Times, Istanbul;
Alessandro Zaccuri, inviato Avvenire, Milano.
L’evento si svolge nell’ambito dei lavori della issue “Religioni, media e comunicazione” del progetto Conoscere il meticciato, governare il cambiamento.
Martedì 14 aprile, ore 18:00, presso la Sala Ricci della Fondazione San Fedele, piazza San Fedele, 4, Milano.

Urgono pensatori e media “rompighiaccio” che facciano ragionare

Mustafa Akyol, editorialista di punta di media turchi e occidentali, osserva come in questa stagione di grande polarizzazione politica, sia difficile, non solo in Turchia, mantenersi liberi nei giudizi. Perché chi non denuncia continuamente di essere “sotto attacco nemico” e tenta la via dell’equidistanza, in Occidente viene accusato di essere un infiltrato islamista e in Oriente di essere una spia della CIA.

L’idea di tolleranza religiosa in età moderna

Il principio della libertà religiosa fu faticosamente guadagnato in età moderna, attraverso lotte sanguinose e prove di violenza. Ma la tolleranza fu ottenuta sacrificando il discorso della verità. Una più sicura fondazione può venire dalla considerazione della dignità della persona, su cui si è concentrato il Vaticano II.

Il religioso: un fattore, ma non l’unico fattore

La libertà religiosa non è l’unico elemento da tener presente per tentare di risolvere situazioni gravi come quelle del Medio Oriente. Va considerata la complessità storica che ha condotto alle circostanze attuali, con tutte le sue dinamiche economiche, politiche, sociali e istituzionali. Intervista a Elizabeth Hurd, Northwestern University.

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