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“Fondamentalismo e violenza”: il punto di partenza dello studio

Coordinatore: Andrea Plebani

Che relazioni intercorrono tra le molteplici anime del fondamentalismo islamico e l’uso della violenza? È attraverso un approccio marcatamente multidisciplinare che i lavori della issue prendono in considerazione questo aspetto.

Il lavoro intende muovere da un’analisi del concetto di fondamentalismo sottolineando tanto le criticità del termine e la sua inadeguatezza, quanto il suo riferimento a una serie di fenomeni emersi anche all’interno di contesti “altri” rispetto all’ambito islamico. Questa doverosa premessa è seguita da una descrizione delle diverse anime dell’attivismo radicale islamico (delimitando l’ambito di ricerca a quelle di matrice sunnita) e dal tentativo di definirne le relazioni con l’“altro”, tanto all’interno quanto all’esterno dei confini della comunità dei fedeli. Tale aspetto è fondamentale per evidenziare la pluralità di attori e correnti che animano la galassia fondamentalista e le complesse relazioni esistenti tra realtà che hanno la pretesa di farsi portavoce di una “verità” assoluta e, in quanto tale, difficilmente integrabile con altre visioni.

Altro tema chiave del progetto sarà l’analisi delle relazioni esistenti tra fondamentalismo e autorità islamiche tradizionali/istituzionali – relazioni spesso segnate da ostilità e chiusure, più che da un vero confronto dialettico, ma anche da fenomeni di contaminazione reciproca dall’impatto tutt’altro che trascurabile. Eguale attenzione sarà dedicata alle dinamiche esistente tra movimenti dell’attivismo radicale e autorità costituite, oltre che all’analisi del dibattito relativo alle caratteristiche dello stato islamico che questi attori vorrebbero realizzare. Questa sezione dedicata alle relazioni con l’autorità verrà completata dalla descrizione della natura intrinsecamente rivoluzionaria dei movimenti fondamentalisti – una caratteristica evidente anche in quelle realtà apparentemente più reazionarie e lontane dall’attivismo politico tradizionalmente inteso.

L’ultima area tematica del progetto sarà dedicata a molteplici aspetti precipuamente connessi al rapporto tra fondamentalismo islamico e violenza. In questo contesto, verranno prese in esame tanto la scelta di rinunciare alla violenza fatta da alcuni gruppi dell’attivismo radicale spesso definiti moderati (Ikhwan in primis) e la sua “tenuta” in una congiuntura storica particolarmente critica, quanto l’uso della violenza da parte di formazioni eversive ed estremiste (come al-Qaida e lo Stato Islamico). La sezione si concluderà con saggi dedicati ai processi di radicalizzazione e alle relazioni tra media e uso della violenza – un tema, quest’ultimo, che soprattutto con l’ascesa dello Stato Islamico in Iraq e Siria, ha toccato abissi che sinora nemmeno le formazioni più estreme avevano osato avvicinare.

 

I testi che sono stati dati come riferimento iniziale per una “grammatica comune” sono:

Michael Cook, Ancient Religions, Modern Politics: The Islamic Case in Comparative Perspective, Princeton University Press, 2014

Bassam Tibi, Political Islam, World Politics and Europe: From Jihadist to Institutional Islamism, Routledge, 2014

 

Gruppo di lavoro:

Stella Coglievina, Eugenio Dacrema, Marco Demichelis, Bishara Ebeid, Paolo Maggiolini, Paolo Monti, Ines Peta, Viviana Premazzi, Caterina Roggero, Lorenzo Vidino.

Per leggere le biografie dei membri del gruppo clicca qui.

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